Latency
Un progetto di:
Marta Gulino
Tesi di laurea magistrale
Relatore:
Ilaria Bossa
La sessualità contemporanea non si manifesta più come un’esperienza immediata o puramente corporea. Il desiderio, l’intimità e la
relazione con l’altro sono oggi attraversati da dispositivi tecnologici,
immagini, algoritmi e infrastrutture digitali che ne anticipano le forme prima ancora che vengano vissute. L’esperienza intima non avviene
più soltanto tra corpi, ma all’interno di un ecosistema tecnico e culturale che ne orienta l’emergere. Questa tesi parte dall’idea che il corpo e la sessualità non siano mai stati dimensioni puramente naturali.
Ogni epoca produce il proprio modo di pensare e vivere il desiderio
attraverso norme, discorsi e tecnologie. Il corpo è sempre stato un
territorio politico: osservato, disciplinato e reso produttivo. Nella contemporaneità questa dinamica si intensifica, trasformando il corpo in
un’interfaccia, una superficie di dati e uno spazio di misurazione e performance. Nel contesto del capitalismo digitale, l’intimità entra a far
parte di logiche di previsione e controllo. App di incontri, pornografia
online, social media e intelligenza artificiale non si limitano a mediare
l’esperienza sessuale, ma partecipano attivamente alla sua costruzione.
Il desiderio viene anticipato e orientato attraverso immagini, standard
e metriche che ne modellano le possibilità.
In questo scenario emerge il concetto di latenza come chiave di
lettura dell’intimità contemporanea. In informatica, la latenza indica il
tempo che intercorre tra uno stimolo e una risposta. Traslata sul piano del corpo e del desiderio, diventa il tempo invisibile che precede
l’esperienza: uno spazio di preparazione e anticipazione in cui il desiderio viene modellato prima ancora di essere percepito come tale. La
ricerca si sviluppa all’intersezione tra teoria critica, studi sul corpo e
interaction design. Accanto alla parte teorica, la tesi propone un progetto di ambiente immersivo e interattivo che traduce queste riflessioni in esperienza. Attraverso uno spazio che monitora e restituisce i
comportamenti dell’utente, il progetto rende percepibili i meccanismi
di anticipazione e sorveglianza che attraversano l’intimità contemporanea, invitando a riflettere sul modo in cui il desiderio viene costruito
prima ancora di essere vissuto.
Ricerca
La ricerca esplora il rapporto tra corpo, desiderio e tecnologia nell’ecosistema digitale contemporaneo. Il corpo non è inteso come dato naturale, ma come costruzione culturale e politica, come evidenziato da autori come Michel Foucault e Judith Butler, che mostrano come sessualità e identità siano il risultato di pratiche sociali e discorsive. In questo contesto, le tecnologie dell’intimità, piattaforme, algoritmi e app di incontri, non si limitano a mediare le relazioni, ma contribuiscono a strutturare il desiderio, raccogliendo dati e orientando comportamenti (Zuboff). Da qui emerge il concetto di latenza, inteso come lo spazio invisibile che precede l’esperienza: un tempo di anticipazione e costruzione in cui il desiderio prende forma prima ancora di essere vissuto. Questa riflessione costituisce la base del progetto Latency, che traduce tali dinamiche in un’esperienza immersiva e interattiva.
Il processo
La riflessione teorica sviluppata ha messo in luce come l’intimità contemporanea non possa essere compresa esclusivamente come un’esperienza privata o spontanea. Il desiderio emerge all’interno di sistemi culturali, tecnologici ed economici che ne orientano le forme, le rappresentazioni e le possibilità di espressione. In particolare, il concetto di latenza ha permesso di interpretare l’intimità contemporanea come uno spazio temporale in cui il desiderio viene anticipato, preparato e modellato prima ancora di essere vissuto. Il progetto nasce quindi dall’esigenza di tradurre queste riflessioni teoriche in un’esperienza concreta. Piuttosto che rappresentare simbolicamente il tema della sessualità e della tecnologia, l’obiettivo è stato quello di costruire un dispositivo capace di rendere percepibili i meccanismi invisibili che intervengono nella formazione del desiderio. In questa prospettiva, il progetto assume la forma di un ambiente interattivo che simula, in modo controllato, alcune dinamiche tipiche delle infrastrutture digitali contemporanee: osservazione, raccolta di dati, analisi comportamentale e produzione di profili. Attraverso l’esperienza dello spazio, l’utente si trova progressivamente inserito in un sistema che registra le sue scelte e le restituisce sotto forma di interpretazione algoritmica.
Il progetto
Latency è un’installazione immersiva e interattiva che esplora il modo in cui il desiderio prende forma all’interno dei sistemi digitali contemporanei. Oggi il desiderio non emerge solo dall’esperienza diretta, ma è influenzato da piattaforme, immagini e algoritmi che osservano, registrano e interpretano il comportamento degli utenti. Il progetto traduce queste dinamiche invisibili in uno spazio fisico, permettendo al visitatore di entrare in relazione diretta con un sistema che analizza le sue azioni. L’installazione si sviluppa come un percorso in tre fasi. Nella prima, il visitatore attraversa un ambiente visivo che richiama la navigazione nelle piattaforme digitali, mentre il sistema registra sguardo, movimenti e tempo di attenzione. Nella seconda fase, questi dati vengono parzialmente restituiti, introducendo una prima consapevolezza del dispositivo. Nella fase finale, il visitatore incontra una profilazione costruita a partire dal proprio comportamento, visualizzata come una rappresentazione testuale e generativa. Attraverso questa esperienza, il progetto rende visibili i processi di osservazione, raccolta dati e interpretazione che contribuiscono a costruire il desiderio prima ancora che venga vissuto consapevolmente.
Conclusioni
Il progetto si configura come uno strumento di riflessione sulle dinamiche dell’intimità contemporanea, rendendo visibili i processi di osservazione, raccolta e analisi dei dati che normalmente rimangono invisibili nelle piattaforme digitali. Attraverso l’esperienza installativa, il visitatore sperimenta la trasformazione del proprio comportamento in dati, evidenziando come il desiderio venga progressivamente costruito e interpretato da sistemi tecnologici. Allo stesso tempo, il progetto solleva una riflessione etica e politica: la profilazione non è un processo neutrale, ma una pratica che influenza il modo in cui identità e relazioni vengono definite, posizionandosi così nel campo del design critico.